BARBARA BARONCINI

How to get to

Un ambiente intimo e timido definito da un ronzio costante e da suoni striduli dove la mente perde la sua lucidità.
Il viso dell’artista, il suo pensiero, vengono messi da parte per lasciare spazio al suo sguardo come unico indagatore del sentimento umano, una sospensione della ragione per l’assimilazione di una possibile dinamica oggettiva. Il gesto del guardare.

Tutto ciò che è in mostra dipende dalla vista, un voyeurismo che tenta di registrare l’intimo coordinamento di un rapporto affettivo.
Lo sguardo come un filtro tra se e il mondo, quasi un non volersi mettere realmente in gioco, ma mostrare solo parti di sé, quelle viste, appunto, dagli occhi dell’artista.

Entriamo così nella sua ritualità quotidiana, che vede le proprie mani muo- versi autonomamente nel mondo degli oggetti come elementi dotati di una propria coscienza. Contemporaneamente, percepiamo la metodicità con cui l’artista si approccia ad esse, un rigore e un’ossessività necessarie per capire il loro ruolo e la loro importanza.

Mani che ritornano come luce. Come cosa che illumina per non perdere la via, per rimanere lucidi nella scelta ma delicati nel gesto che ogni volta ritorna sotto forma di colori tenui e rassicuranti.
Un percorso scandito da parole, un ritmo silente e poetico che dialoga di- rettamente con il suono del richiamo per allodole emesso da diverse cop- pie invitate dall’artista ad una prova d’amore già in partenza fallimentare e goffa. Il tentativo di far creare ad una coppia un fischio utile al richiamo di un uccello è un tentativo spietato di mostrare come sia impossibile into- nare un canto armonico che risulti come unica voce dominante e chiara. Dimostrazione di come la dinamica relazionale viva di predominazioni, di tentativi concessi all’altro nell’attesa della sua riuscita, di non coordinazione dei gesti e di intenti diversi.

Di come lo sforzo per la buona riuscita prevalga spesso sul piacere rap- presentato da questo canto. Allo stesso tempo non ci si può sottrarre dal notare l’intimità delle coppie che comunque riescono ad emettere suoni lottando labbra a labbra, creando in noi una lenta presa di coscienza di come l’atto amoroso si completi solo con la presenza dell’altro.

Un procedere per mancanze, una collocazione precisa e costante dell’as- senza che si promuove come unica e totale presenza.
Si indagano le emozioni e i sentimenti più profondi nel modo più oggettivo e asciutto possibile, senza alcun giudizio. Come un bambino che si ap- proccia all’universo affettivo, si entra in un mondo delicato e sospeso dove tutto è ancora in atto e con la possibilità, quindi, di un lieto fine.

“l’opposto dell’amore non è l’odio, ma la separazione. Se amore e odio hanno in comune qualcosa è perché entrambi hanno la forza di unire e tenere insieme – l’amante con l’amato, chi odia con chi è odiato.

Tutte e due le passioni vengono messe alla prova dalla separazione.

L’amore tende a rimarginare ogni distanza. Tuttavia se separazione e spazio venissero annullati, non esisterebbero né amato né amante.”

John Berger, E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto.

 

opening venerdì 1 febbraio, 18:00 - 21:00

sabato 2 febbraio, 10:00 - 20:00

domenica 3 febbraio, 12:00 - 20:00

lunedì 4 febbraio, 10:00 - 19:00

 

ex Refettorio delle Monache Istituto Storico Parri via Sant'Isaia 20 Bologna

 

La mostra rientra nell'ambito di ART CITY Segnala 2019 in occasione di Arte Fiera 2019

Tel: 346 805 2941

© 2020 Artierranti

associazione culturale

Via Sant'Isaia,

40126 Bologna BO

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