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Simone Pellegrini

Teatro San Leonardo

Via San Vitale 63 Bologna

27 gennaio 2017 ore 19.00

Uno slittamento simbolico atopico, una tensione urgente e friabile che oltrepassa i margini di quanto è indagato: l’incedere di Pellegrini è un lento movimento che sbiadisce ogni trama identitaria, è una narrazione che al massimo della sua estensione collassa su se stessa come una verginità tragicamente ricostruita pur nella consapevolezza della sua erosione.
La carta sui cui l’artista incide il suo segno presenta un rigore che sacrifica virtuosismi tecnici per aprirsi a fenditure di senso. E’ una ricerca dolorante nel quale l’umano si compone e si deforma come frammenti di un intero perduto. Fluttuazioni di passaggio, transito di corpi scissi che eccedono in un’ermeneutica del desiderio portato alla sua saturazione.
Muovendosi senza artificio e refrattario ad ogni esteriore chiarità, Pellegrini si arrischia nell’impercorso e indugia in una feritoia che rende coscienti, tutti, della limitatezza dell’orizzonte umano: l’essere scarnificati nonostante l’incombenza del corpo. Non produzione e nemmeno compimento, ma un’immanenza sempre fuori luogo perché senza origine e fondamento, come un oltre-vuoto desertico in cui non si può far altro che abdicare ad un perenne errare.
L’artista spinge il magma stratificato dei segni e non arretra di fronte al kaipòs dell’umano, non espone la scena mansueta del cosmo, ma il suo significante originario. Con un’umiltà che non è principio morale ma elemento filosofico si pone di fronte all’abisso innominato del reale ed è in questo suo sprofondare che riesce a trasformare lo stoß ustionante dell’esistente in poesia, elevando a dignità lirica la melanconia di una totalità ormai lacerata.
Sacralità cosmo-agònica quella di Pellegrini, irrimediabilmente compromessa da un’innocenza votata al suo deteriorarsi.

‘‘ il mio luogo fu quella mancanza ’’
Edmond Jabès