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Simone Morciano

Tamera

Spazio Icarus via IV Novembre 9 Reggio Emilia

venerdì 15 maggio 2015 ore 18.00

16/17 maggio 10.00>24.00

Nati nei paesi scandinavi come soluzioni sociali alternative al sistema capitalistico ed oggi sempre più attivi come risposta alla crisi economica, gli eco-villaggi sono realtà crescenti in Europa e nel mondo: tra questi Tamera è il protagonista del progetto fotografico di Simone Morciano.
Situato nel sud del Portogallo, il villaggio è operante da più di vent’anni con l’obiettivo di porsi come centro di ricerca per la pace, lo studio e la sperimentazione di un modello di vita che possa essere esportato e replicato in tutto il mondo.
Tramite un uso poliedrico del mezzo fotografico che spazia dalla sua natura più prettamente documentaria a quella invece più interpretativa, Simone Morciano ha voluto restituire al pubblico le proprie riflessioni sui molteplici interrogativi che il villaggio apre riguardo la società, in particolare circa lo sviluppo di una comunità basata sulla fiducia e sul sostegno reciproco, e il rapporto con la terra: un vivere sostenibile in cooperazione con la natura.
Non un semplice reportage, ma un’indagine mirata che trova la sua forza e la sua novità proprio nei differenti approcci utilizzati nel fotografare con la volontà di far emergere alcuni aspetti del villaggio, ma allo stesso tempo di porre delle riflessioni sul linguaggio fotografico.

“Per descrivere Tamera ho preso spunto da un film di Lars von Trier “The five obstractions” (2003) in cui l’autore sfida l’amico regista Jørgen Leth a girare cinque variazioni di un suo vecchio cortometraggio. Ad ogni variazione Leth è chiamato a mantenere la struttura narrativa dell’originale sottostando però a degli ostacoli tecnici che Von Trier di volta in volta gli impone. L’operazione diventa quindi un piccolo saggio sul fare creativo, su quanto sia stimolante per un autore lavorare nel tentativo di superare dei limiti.
In Tamera ho scelto di adottare un processo simile: rimanendo all’interno del perimetro del villaggio ho lavorato per serie di fotografie imponendomi vincoli diversi che hanno coinvolto sia la scelta dei soggetti, che le modalità di ripresa. Ho sperimentato così il mio grado di libertà, giocando a regolarne intensità e direzione: a volte dando maggior spazio alle mie interpretazioni, a volte riducendo davvero al minimo le mie possibilità di intervento.Così sono nate le sei serie fotografiche: ritratti, edifici, Simon, love spaces, solar village e natura, che vanno a comporre quella
che è l’immagine della mia Tamera.”