simona paladino vagamente

Simona Paladino

“Vagamente”
9/10 Marzo 2013
Il processo produttivo, con il suo continuo flusso di oggetti e mode, genera un frenetico ricambio dei materiali in disuso, scandendo una ritmica dell’innovazione fatta di rifiuti e residui. Gli avanzi diventano scorie, resti di un passato da smaltire. L’eliminazione della materia inutilizzata diviene come una rimozione della memoria, producendo un cortocircuito temporale, in cui il passato prende forma a partire da lacune, dimenticanze e vuoti di significato. La ricerca di una memoria storica deriva dalla necessità di attribuire un senso al passato, di dargli un ordine. Riaprire un confronto con il passato attraverso operazioni di recupero dei resti di un tempo antico, come fossero reperti di qualcosa di fragile e prezioso. Segnare le tracce di un tragitto cronologico teso al rallentamento di un tempo sempre più accelerato dalle continue trasformazioni sociali, tecnologiche, economiche. Lo spazio del ricordo diviene allora come un territorio di itinerari, migrazioni e spostamenti continui, che intessono trame tra gli individui e si sedimentano nella memoria. Narrazioni erose dal trascorrere del tempo che diventano come zone grigie: spazi fluidi, deformati e deformabili in cui gli oggetti e le persone si interconnettono secondo un ordine imprevedibile. Una geografia della mente, che definisce limiti e frontiere più o meno attraversabili. Luoghi di confine, dove la metamorfosi continua stabilisce un senso di precarietà indefinita. Spazi inattesi e marginali che disegnano le linee dell’inaspettato e dell’imprevisto.
Simona Paladino
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