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Nicola Bruschi

Chiostro e Teatro San Martino

via Oberdan 25 Bologna

29 gennaio 2016 ore 18.30

Una costruzione essenziale e temporanea che si propone come supporto portante per narrare un momento, un singolo istante in cui qualcosa è presente. Foto di spazi, di mondi immobili e sospesi che trattengono un passato appena terminato che viene recuperato attraverso lo scatto.
Il TACET è utilizzato nelle partiture orchestrali per indicare generalmente un lungo periodo di tempo, un intero movimento, in cui uno strumento o una voce non suona. Nelle sinfonie è l’istruzione data all’esecutore per indicargli di aspettare la fine del movimento.
La volontà è quella di ricostruire un labirinto di luoghi dove rappresentazioni bidimensionali aprono visioni allargate che percettivamente includono lo spettatore. Le foto sono inserite e pensate in relazione a diversi dispositivi, costruiti con oggetti di recupero raccolti nei luoghi stessi, che guidano la visione suggerendo la percezione avuta dall’artista all’interno degli stessi spazi. Strutture che hanno la funzione di dilatare, moltiplicare o interiorizzare uno spazio.Un ambiente intimo di penombra per accogliere il visitatore lì dove la solitudine e il silenzio attendono un suono.