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Nicola Bruschi

Spazio Artierranti

Via Sant’Isaia 56/A Bologna

15 dicembre ore 19.00

Quand’ero piccolo, mi piaceva tantissimo starmene accovacciato in una poltrona con i braccioli a semicerchio, protetto, a guardare tutte le marionette spogliate, al buio. Le sentivo come qualcosa di vivo con cui instaurare un rapporto speciale.’ Eugenio Monti Colla
La finzione del gioco, dove ciò che si desidera reale in verità è la massima espressione della simulazione. L’onnipotenza del bambino che giocando anima le sue voglie. Una scacchiera con sole caselle nere dove ogni mossa è superflua.
Si dissacra il corpo o meglio l’idea del corpo contemporaneo incuneato tra artificio e sensualità, che viene reso miniatura: piccolo e patetico nel suo tentativo di rendersi provocante e imponente. Un corpo che diventa forma totale, assoluto, che occupa ogni spazio proponendosi come unica materia che valga la pena di essere adorata. La serietà definita dal non colore evoca il vuoto di quello che si è perso, quella plasticità dei volumi creati dalla penombra dei grandi templi sacri dove i corpi immobili narravano una carnalità proibita.
I corpi si muovono intrappolati nel piccolo spazio vitale creato dall’ombra della loro stessa cultura. Si mostrano disinvolti in questo mondo ad un unico sguardo. Ad un eterno che spia e conduce, che interpreta e giudica. Uno sguardo che combacia con il nostro che, almeno per questa volta, si trova come unico spettatore possibile dando così l’impressione di poter giocare con questi corpicini, fragili e piccoli, finiti come pedine di uno schema a loro sconosciuto.
La croce cristiana diventa cosi la crocera del marionettista, per definizione colui che manovra dall’alto verso il basso dando voce al corpo.
La marionetta si rivolge alla sua croce senza mediazioni, in una dimensione intima di massima creazione, come qualcosa di perfetto, armonioso, montato e costruito alla perfezione.
Pensato e aggiustato. Pensato per essere guardato.
La mostra si costituisce di due parti complementari. Quella superiore oscilla tra ironia e leggerezza, dove tutto è sintetico e privo di dettagli. Una sfilata di disegni e appunti di corpi, mobili come giostre sospese in una dimensione farlocca: i sacri corpicini accumulati nelle loro possibilità e confusi nella loro presenza. La discesa porta ad una zona più riflessiva ma non meno densa, un’atmosfera sorda dove gioco e ironia si assottigliano in una linea di realtà.
La rappresentazione lascia spazio a ciò che si è realmente visto