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Chiara Scarpone

Un altare fatto a mano

c/o CostArena via Azzo Gardino 48 Bologna

domenica 22 giugno 19.00

23/24 giugno 14.00 > 21.00

Conturbanti bestie e presenze grottesche, ventri gonfi e femminilità accesa.. la matrice, la madre, la creatura. Si gioca sulla doppia presenza femminile.
La costante icona femminina rinchiusa nelle raffigurazioni va poi a riflettersi nella tecnica xilografica dove la matrice, colei che può riprodurre infinite volte se stessa al negativo, viene defunzionalizzata e resa punto centrale della ricerca dell’espressione artistica. Come se alla festa per il nascituro si festeggiasse solo la madre.

A queste si aggiunge però un’ulteriore figura femminile, quella della madre della madre, che dà voce e senso alla nascita dell’identità della progenie, fecondandone l’intero immaginario.
A lei si dedica un altare fatto a mano, un altare che definisce un luogo e un momento, un atto che definisce la conclusione di un percorso. Il punto di arrivo di una celebrazione di quello che è stato, di quello che si è accumulato. Di racconti messi a immagine, la glorificazione di una visione, di un termine. Come ristoro di un lungo cammino, come velo purificatore per un credente.

Immagini di vita concreta si impongono caotiche come il reale su sfondi di pizzi immacolati, la santificazione del piccolo evento, della bestialità umana e dell’esoterismo pagano dell’esistenza.
Una fiera di paese, un mercato di presenze e vuoti, di popoli che si schivano esibendosi in racconti universali, di dicerie di paese, di voci povere e menti brulicanti di segreti. Una breve passerella, un invito allo sfilare nel mostrare la nostra mera umanità solo apparentemente progredita nell’aspetto meno bestiale ma che porta ancora chiari i segni della terra, del contatto caotico con il tutto, con ciò che incarna una verità dell’esistenza.

Questo quello che si vuole mostrare, una celebrazione delle mani, di ciò che viene fatto e non solo detto. Pezzo a pezzo, tempo a tempo, la ricostruzione di una storia mai vissuta, una storia privata ma non così tanto da essere esclusiva, una storia che solo la fatica del gesto può esprimere.